| Il sole illuminava ancora il castello con i suoi raggi morenti. Una figura, al suo interno, era in piedi al buio, accanto ad una feritoia, posando la mano bianca sulle assi di legno che tenevano i raggi del sole lontani da quella stanza.. Da quell'apertura... Da lui. Sapeva che il sole era ancora alto. Lo sentiva. Lo sentiva nell'aria, come un odore caldo e fastidioso che gli saliva su per le narici fino alla testa. Lo sentiva nella sensazione di oppressione al petto che gli smorzava il respiro e gli toglieva le forze. Lo sentiva nel bruciore della mano poggiata contro il legno a diretto contatto con la sua luce. Avrebbe potuto non respirare, non avrebbe fatto differenza per uno come lui. Avrebbe potuto ritrarre la mano, allontanarsi da quell'apertura, rintanarsi in un angolo buio aspettando che la notte scendesse. Invece rimaneva li, come se non aspettasse altro che quel legno cedesse da un momento all'altro e inondasse quella stanza che non vedeva la luce del sole da tempo... Troppo tempo. Ma in verità a lui piaceva sentirla. La presenza del sole. Caldo, maestoso, mortale. Una semplice stella, come quelle che illuminavano il cielo a migliaia. Una sola di quei puntini bianchi. Eppure era la cosa che temeva di più... E che più amava. Com'era la senzazione del calore sulla pelle? I raggi dorati sul volto? Non lo ricordava... Non riusciva a ricordarlo. Era in quei momenti, al crepuscolo, quando le creature della notte non aspettavano altro che quei pochi istanti che li separavano dalla notte, per tornare alla vita, che lui desiderava e sognava ardentemente la morte. Sapeva che se mai sarebbe avvenuta, sarebbe stata unicamente per via del sole. E non gli sarebbe dispiaciuto affatto. Quel momento della giornata, quando lui era chiuso in quella camera con la mano appoggiata sul legno, era l'unico momento in cui non pensasse ad altro che alla morte. Niente sangue, niente caccia, niente fate... Solo la morte. Quel pensiero che poi sarebbe scomparso completamente dalla sua mente insieme a quei ultimi raggi del sole e a quel senzo di oppressione al petto, per poi ripresentarsi solo il giorno dopo, allo stesso orario, e quello dopo ancora, e quello dopo... Fino al giorno in cui quel legno non sarebbe marcito e non lo avesse distrutto. "Unmei, dal primo momento che ti ho vista ho capito cosa si aspettasse da me il destino. No, non un destino da schiavo, ma un destino da re. In te ho visto l'altro capo del mio filo, e insieme a te ho capito il vero valore dell'amore. Sei tu la mia ragione di vita, sei tu il mio unico destino, e l'unico destino che io voglia. A te, che sei tutto il mio mondo e il mio tesoro più grande, dono il mio cuore e la mia vita, e su di te veglierò per l'eternità. Capire che ti amavo è stato un processo lungo e confuso. Non capivo quali fossero i miei sentimenti, non riuscivo a distunguere l'amicizia da quel sentimento che in verità era: l'amore. Alla fine sono riuscito ad arrivare ad una conclusione e mi sono dichiarato... Avevo paura di perderti... a tu mi hai ricambiato, e di questo non finirò mai di esserti grato. Quest' anno insieme a te è stato il regalo più bello che la vita potesse darmi, e negli anni che ancora ci aspettano insieme, vedo l'unico scopo della mia vita, l'unico motivo per cui io sia nato. Ti amo, mia stupenda regina, e ti amerò per il resto dei miei giorni."


 CITAZIONE "Per duemila anni la chiesa cristiana ci ha fatto credere che esiste un uomo barbuto che vive sulle nuvole e che passa ogni sua giornata a osservarci. Quest'uomo ha dodici regole e se non vengono rispettate ci manderà in un luogo molto caldo dove verremo torturati per l'eternita, dove le nostre carni putrefatte verranno fustigate, squarciate, e fatte marcire, ustionate e pestate... Ma lui ci ama <3" |