Le Terre Di Hadrack

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Passeggiata notturna
view post Posted on 25/8/2008, 15:55Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/11/2009, 15:11


Una leggera brezza muoveva le foglie di quegli alberi solitari.
Il sole era basso, di lì a qualche minuto sarebbe tramontato ed avrebbe smesso di donare la propria luce. Sembrava che la piccola foresta di quel parco stesse respirando, non un rumore la disturbava, mentre aspettava l'arrivo della Notte.
Ed ovviamente Lei era lì, seduta sulla foglia di una rosa rossa ad aspettare la sua Dea, la luna, o forse qualcos'altro...
Una bellissima Fata invisibile ed impercettibile, parte integrante della natura, stava in silenzio ad osservare il tramonto...
 
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view post Posted on 25/8/2008, 16:20Quote
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Il sole illuminava ancora il castello con i suoi raggi morenti.
Una figura, al suo interno, era in piedi al buio, accanto ad una feritoia, posando la mano bianca sulle assi di legno che tenevano i raggi del sole lontani da quella stanza.. Da quell'apertura... Da lui.
Sapeva che il sole era ancora alto. Lo sentiva. Lo sentiva nell'aria, come un odore caldo e fastidioso che gli saliva su per le narici fino alla testa. Lo sentiva nella sensazione di oppressione al petto che gli smorzava il respiro e gli toglieva le forze. Lo sentiva nel bruciore della mano poggiata contro il legno a diretto contatto con la sua luce.
Avrebbe potuto non respirare, non avrebbe fatto differenza per uno come lui. Avrebbe potuto ritrarre la mano, allontanarsi da quell'apertura, rintanarsi in un angolo buio aspettando che la notte scendesse. Invece rimaneva li, come se non aspettasse altro che quel legno cedesse da un momento all'altro e inondasse quella stanza che non vedeva la luce del sole da tempo... Troppo tempo.
Ma in verità a lui piaceva sentirla. La presenza del sole. Caldo, maestoso, mortale. Una semplice stella, come quelle che illuminavano il cielo a migliaia. Una sola di quei puntini bianchi. Eppure era la cosa che temeva di più... E che più amava.
Com'era la senzazione del calore sulla pelle? I raggi dorati sul volto? Non lo ricordava... Non riusciva a ricordarlo.
Era in quei momenti, al crepuscolo, quando le creature della notte non aspettavano altro che quei pochi istanti che li separavano dalla notte, per tornare alla vita, che lui desiderava e sognava ardentemente la morte. Sapeva che se mai sarebbe avvenuta, sarebbe stata unicamente per via del sole. E non gli sarebbe dispiaciuto affatto.
Quel momento della giornata, quando lui era chiuso in quella camera con la mano appoggiata sul legno, era l'unico momento in cui non pensasse ad altro che alla morte. Niente sangue, niente caccia, niente fate... Solo la morte. Quel pensiero che poi sarebbe scomparso completamente dalla sua mente insieme a quei ultimi raggi del sole e a quel senzo di oppressione al petto, per poi ripresentarsi solo il giorno dopo, allo stesso orario, e quello dopo ancora, e quello dopo... Fino al giorno in cui quel legno non sarebbe marcito e non lo avesse distrutto.

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"Unmei, dal primo momento che ti ho vista ho capito cosa si aspettasse da me il destino. No, non un destino da schiavo, ma un destino da re. In te ho visto l'altro capo del mio filo, e insieme a te ho capito il vero valore dell'amore. Sei tu la mia ragione di vita, sei tu il mio unico destino, e l'unico destino che io voglia. A te, che sei tutto il mio mondo e il mio tesoro più grande, dono il mio cuore e la mia vita, e su di te veglierò per l'eternità. Capire che ti amavo è stato un processo lungo e confuso. Non capivo quali fossero i miei sentimenti, non riuscivo a distunguere l'amicizia da quel sentimento che in verità era: l'amore. Alla fine sono riuscito ad arrivare ad una conclusione e mi sono dichiarato...
Avevo paura di perderti...
a tu mi hai ricambiato, e di questo non finirò mai di esserti grato.
Quest' anno insieme a te è stato il regalo più bello che la vita potesse darmi, e negli anni che ancora ci aspettano insieme, vedo l'unico scopo della mia vita, l'unico motivo per cui io sia nato. Ti amo, mia stupenda regina, e ti amerò per il resto dei miei giorni."


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CITAZIONE
"Per duemila anni la chiesa cristiana ci ha fatto credere che esiste un uomo barbuto che vive sulle nuvole e che passa ogni sua giornata a osservarci. Quest'uomo ha dodici regole e se non vengono rispettate ci manderà in un luogo molto caldo dove verremo torturati per l'eternita, dove le nostre carni putrefatte verranno fustigate, squarciate, e fatte marcire, ustionate e pestate...
Ma lui ci ama <3"

 
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Pensieri cupi si celavano dietro la sua espressione tranquilla. Attorniata da un dolce profumo di rosa, misto a quello portato dalla brezza, un sorriso nacque d'un tratto sul suo volto.
Gli ultimi raggi del sole la illuminavano, pochi secondi e sarebbero spariti dietro l'orizzonte.
Una risata maliziosa ruppe quel silenzio, leggera certo ma percettibile alle orecchie di chi avrebbe dovuto sentirla.
Accavallò le gambe, si afflosciò ancor più nella sua rosa rossa e volse la testa all'indietro, sorridendo, come se aspettasse qualcosa che apparisse dietro di lei...
 
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view post Posted on 25/8/2008, 18:13Quote
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Il sole stava morendo al posto suo. Era quella il suo pensiero, di volta in volta. Sentiva già il petto iniziare a liberarsi, il bruciore della mano affievolirsi.
«E anche questo giorno... è andato» mormorò, una voce profonda e calda. Un suono arrivò alle sue orecchie, e la sua mano si staccò involontariamente dal legno, rimanendo sospesa a mezz'aria, co un espressione di sorpresa mista a divertimento. Era giunta l'ora.
Avvolto nel suo lungo soprabito nero, l'uomo si allontanò dalla sua stanza con fare calmo. Un essere umano avrebbe visto solo un ombra nera guizzargli velocemente davanti agli occhi, e se ne sarebbe dimenticato pensando che si trattasse solo di un illusione dovuta alla stancezza.. E poi sarebbe morto.
Il vampiro uscì nel buio della notte e raggiunse subito la sua fata, sorridendo malinconicamente.

«Com'era oggi?» chiese, come faceva ogni volta «Come era il sole?»

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"Unmei, dal primo momento che ti ho vista ho capito cosa si aspettasse da me il destino. No, non un destino da schiavo, ma un destino da re. In te ho visto l'altro capo del mio filo, e insieme a te ho capito il vero valore dell'amore. Sei tu la mia ragione di vita, sei tu il mio unico destino, e l'unico destino che io voglia. A te, che sei tutto il mio mondo e il mio tesoro più grande, dono il mio cuore e la mia vita, e su di te veglierò per l'eternità. Capire che ti amavo è stato un processo lungo e confuso. Non capivo quali fossero i miei sentimenti, non riuscivo a distunguere l'amicizia da quel sentimento che in verità era: l'amore. Alla fine sono riuscito ad arrivare ad una conclusione e mi sono dichiarato...
Avevo paura di perderti...
a tu mi hai ricambiato, e di questo non finirò mai di esserti grato.
Quest' anno insieme a te è stato il regalo più bello che la vita potesse darmi, e negli anni che ancora ci aspettano insieme, vedo l'unico scopo della mia vita, l'unico motivo per cui io sia nato. Ti amo, mia stupenda regina, e ti amerò per il resto dei miei giorni."


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CITAZIONE
"Per duemila anni la chiesa cristiana ci ha fatto credere che esiste un uomo barbuto che vive sulle nuvole e che passa ogni sua giornata a osservarci. Quest'uomo ha dodici regole e se non vengono rispettate ci manderà in un luogo molto caldo dove verremo torturati per l'eternita, dove le nostre carni putrefatte verranno fustigate, squarciate, e fatte marcire, ustionate e pestate...
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Era arrivata. Lassù una mezzaluna perfettamente candida, era appena nata, ancora una volta, per portare compagnia alle anime solitarie della notte.
Eppure Lei non la stava guardando, non le importava che la Notte era appena iniziata, no. I suoi occhi, la sua attenzione, la sua ammirazione, tutto era rivolto a Lui.
La fata rimase accoccolata in quella che fungeva da comoda e profumata poltroncina, volgendo solo il viso verso il Vampiro.
«Com'era oggi? Oggi era caldo, sì ma anche malinconico... come te...» rispose triste, come sempre ogni qualvolta lui le rivolgesse questa domanda.
Rimase in silenzio facendo passare qualche attimo, come se fosse un rituale, per poi alzarsi delicatamente, andarsi a posare sulla spalla di lui e posargli un piccolo bacio sul collo, dal sapore di rosa.
 
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L'angolo destro della sua bocca si arricciò in un sogghigno che mostrò il candore di un suo canino, appuntito più del normale, e che già iniziava ad allungarsi. Non tanto da poter essere percepito da occhio umano, ma la splendida creatura che stava ospitando sulla sua spalla se ne sarebbe sens'altro accorta
«Oh, non dovresti dire bugie solo per compiacermi» disse, in tono tra il severo e il divertito «è una cosa che non si addice affatto ad una stupenda fata come te»
Così detto si scrollò di dosso l'ultima traccia di malinconia, come la polvere che stava togliendo dal bordo della manica.
Osservò il palmo della propria mano con un espressione carica di disgusto. Era leggermente annerito e bruciato. Non era stato a contatto diretto con il sole, quindi quelle piccole scottature sarebbero passate entro la notte. Stavano già ritirandosi.
Serrò la mano in un pugno e la infilò nella tasca della giacca, disprezzando l'idea della morte

«Andiamo» disse, passandosi la lingua sulla punta dei canini «Ho sete»

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Avevo paura di perderti...
a tu mi hai ricambiato, e di questo non finirò mai di esserti grato.
Quest' anno insieme a te è stato il regalo più bello che la vita potesse darmi, e negli anni che ancora ci aspettano insieme, vedo l'unico scopo della mia vita, l'unico motivo per cui io sia nato. Ti amo, mia stupenda regina, e ti amerò per il resto dei miei giorni."


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Sorrise malinconicamente, facendo poi con le labbra carnose un'espressione fra l'altezzoso e l'offeso.
«Caro, caro James... credete forse che una stupenda fata come me, proprio come avete detto voi, sia capace di mentire, a prescindere da quale sia il proprio scopo?» chiese con tono innocente e di nascosto divertito, mentre accavallava le gambe.
Osservò poi la sua mano, non per la prima volta bruciata, infilarsi nella tasca della giacca. Fece finta di non accorgersene voltando lo sguardo a quel canino bianco ed affilato, che adorava.

«Oh si! noto che avete voglia di bere... e cosa stiamo aspettando? su... veloce.»rispose divertita da quel che stava per avvenire e con un ghigno sul viso, che si addiceva più ad un vampiro che ad una fata come lei.
 
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Continuando a ghignare il vampiro si incamminò con passo lento, a velocità percettibile dagli umani, in modo che la probabilità che qualche stolto si avvicinasse a lui di proposito fosse maggiore. E poi avrebbe improvvisato.
Quella sera aveva voglia di giocare. Giocare e divertirsi. Uomini, donne, bambini, non importava chi sarebbe stata la sua vittima, ma non si sarebbe limitato solo a ucciderli e succhiar loro via il sangue. No. Quella sera aveva particolarmente sete, e non c'è nulla che renda il sangue più buono che l'adrenalina nel corpo delle sue prede.
Era ora di giocare.
Era ora di divertimento.
Era ora di caccia.
Era ora di uccidere.
Era l'ora del demonio.
Il vampiro si allontanò dal castello ridendo, mentre i suoi canini continuavano a crescere. La fata, dopo tanto tempo, avrebbe ormai dovuto saper riconoscere quello stato di eccitazione, che si concludeva sempre in orrende stragi di umani.

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